La prestigiosa rivista Journal of High Energy Physics ha accettato per pubblicazione un articolo sottomesso dalla Collaborazione ALICE nel dicembre 2017. Si tratta di una misura della produzione del barione Λ+c in collisioni protone-protone e protone-piombo a energie nel centro di massa pari a 7 TeV e 5.02 TeV rispettivamente. La particella Λ+c è un barione (costituita da 3 quark) e contiene il quark “c” (charm) che è il primo dei cosiddetti quark pesanti. La massa del quark c è circa 500 volte più grande di quella dei quark u e d costituenti dei barioni comuni, quali i protoni e i neutroni. È una particella elusiva per la sua brevissima vita media (0.2 millesimi di miliardesimi di secondo) e il suo studio permette di investigare i meccanismi di formazione degli adroni contenenti quark pesanti, in particolare rispetto ai più comuni mesoni D (particelle formate da due quark di cui uno è un charm). Nell’esperimento ALICE la particella Λ+c è stata ricostruita nei decadimenti adronici Λ+c → pK− π+ e Λ+c → p K0S, e nel canale semileptonico Λ+c → e+ νe Λ. Sorprendentemente, i valori misurati del rapporto barione-mesone Λ+c/D0 sono significativamente più grandi di quelli precedentemente misurati in altri esperimenti in collisioni che coinvolgono fasci di elettroni a energie nel centro di massa più basse. I risultati (si veda la figura) sono stati paragonati con stime ottenute con tecniche di QCD perturbativa e generatori di eventi Monte Carlo. Nessuno dei modelli riproduce i dati, indicando così che la frammentazione (il processo per cui dal quark si forma un adrone) del quark c non è ben compresa. Il gruppo di Bologna dell’esperimento ALICE (INFN e Università di Bologna) ha contribuito sostanzialmente all’analisi con quattro suoi membri e avendo la responsabilità di guidare la scrittura dell’articolo all’interno della Collaborazione. Il gruppo di Bologna ha analizzato in particolare il canale di decadimento Λ+c → p K0S con tecniche cosiddette di machine learning, che permettono un’analisi che tiene conto simultaneamente di molte variabili che caratterizzano l’evento (multi-variate analysis). Queste tecniche hanno permesso una efficiente soppressione del background in particolare nelle collisioni protone-piombo. Decisivo per il successo dell’analisi e la reiezione del fondo è stato inoltre l’uso di tecniche di Particle Identification e in particolare del detector TOF (Time-of-Flight), sviluppato e operato dai gruppi di Bologna e Salerno dell’INFN, insieme al Centro Fermi. L’articolo è disponibile al seguente link: https://arxiv.org/abs/1712.09581
|