RICERCA DEI MONOPOLI MAGNETICI AD LHC:
L’ESPERIMENTO MOEDAL PUBBLICA I PRIMI RISULTATI

MoEDAL (Monopole & Exotics Detector at the LHC), l’esperimento al CERN dedicato alla ricerca dei monopoli magnetici, restringe il campo d’indagine su queste ipotetiche particelle, ponendo nuovi limiti alla loro massa. Il risultato è stato pubblicato sulla rivista Journal of High Energy Physics (JHEP).

I monopoli magnetici rappresentano la controparte della carica elettrica nelle equazioni di Maxwell. Ma, mentre esistono particelle distinte con carica elettrica positiva o negativa, è impossibile isolare un definito polo magnetico. Infatti, se prendiamo un magnete e lo spezziamo, avremo sempre due magneti, ciascuno con il proprio polo sud e polo nord. L’esistenza dei monopoli magnetici fu ipotizzata da Paul Dirac nel 1931 per spiegare la quantizzazione della carica elettrica. La loro ricerca è andata avanti nei decenni con esperimenti agli acceleratori e nella radiazione cosmica.

Pioniere e leader mondiale in questo settore è stato Giorgio Giacomelli a cui questo primo articolo di MoEDAL è dedicato. Sotto la guida di Giacomelli la Sezione INFN di Bologna è stata protagonista nelle principali imprese, tra cui merita ricordare l’esperimento MACRO (Monopole, Astrophysics and Cosmic Ray Observatory) ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

MoEDAL utilizza un sistema passivo di rivelatori nucleari a tracce installati in prossimità dell'esperimento LHCb. I monopoli produrrebbero un segnale permanente nella struttura dei rilevatori, osservabile successivamente al microscopio. Il gruppo di Bologna ha la responsabilità della preparazione, calibrazione ed analisi del rivelatore a tracce.

Perdendo energia molto rapidamente, i monopoli in MoEDAL sarebbero rallentati da un secondo sistema, costituito da 0,8 tonnellate di rivelatori di alluminio che agiscono come una trappola per la carica magnetica (trapping detector). La presenza di un monopolo intrappolato sarebbe osservata successivamente scansionando i rivelatori con un magnetometro.
Lo studio appena pubblicato si basa sull’analisi dei dati raccolti durante il primo run di LHC, quando il trapping detector era ancora allo stadio di prototipo. Benché non si sia trovata traccia di monopoli intrappolati, il risultato ottenuto ha permesso di porre nuovi limiti sulla massa di queste ipotetiche particelle.
La collaborazione MoEDAL prosegue intanto la “caccia al monopolo” con il rivelatore nella sua configurazione definitiva.

L'articolo:
https://arxiv.org/abs/1604.06645

Contatti presso la Sezione INFN di Bologna
Laura Patrizii Deputy Spokesperson
Gabriele Sirri NTD Scanning & Analysis Co-Coordinator
Vincent Togo NTD Sub-detectors Coordinator