INAUGURAZIONE
XENON1T ai LNGS
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- Pubblicato Martedì, 17 Novembre 2015
Lo scorso 11 novembre, ai Laboratori
Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell'Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare (INFN) è stata aperta una nuova finestra sul cosmo, per dare la
caccia alla sfuggente materia oscura: XENON1T. Alla cerimonia
inaugurale,
che si è svolta
nella
Fermi Lecture Hall
dei LNGS alla presenza del presidente INFN Fernando Ferroni, della
spokesperson dell’esperimento Elena Aprile, della Columbia University di
New York, il diretto dei LNGS, Stefano Ragazzi oltre ai ricercatori
italiani coinvolti in XENON1T e ai massimi rappresentanti dei maggiori
enti di ricerca mondiali che partecipano all’esperimento. XENON1T è,
infatti, una collaborazione internazionale di 21 gruppi di ricerca,
provenienti da Italia, USA, Germania, Svizzera, Portogallo, Francia,
Paesi Bassi, Israele, Svezia e Abu Dhabi.
“Illuminare l'oscurità” è lo slogan scelto dai ricercatori di XENON1T,
che hanno l’ambizioso obiettivo di
fare luce su uno dei misteri della fisica
contemporanea: di che cosa sia fatta la materia che costituisce circa un
quarto dell'universo. E l’esperimento che hanno realizzato è una vera e
propria trappola per la materia oscura.
Per vedere le rare interazioni delle particelle di
materia oscura con un rivelatore, è necessario costruire uno strumento
con una grande massa e una radioattività estremamente bassa per
distinguere un evento dovuto alla materia oscura fra tanti altri segnali
che costituiscono il rumore di fondo.
I
Laboratori sotterranei del Gran Sasso, con uno schermo di roccia di
circa 1400 metri sono un luogo privilegiato per questo tipo di ricerche.
La materia oscura
È uno degli ingredienti base del cosmo: è,
infatti, cinque volte più abbondante della materia ordinaria che compone
tutto ciò che conosciamo.
L'esperimento
Per la rivelazione delle particelle di materia oscura l’esperimento
XENON1T utilizza un gas nobile ultrapuro, lo xenon per l'appunto,
raffreddato a una temperatura molto bassa, -95 0C, per mantenerlo allo
stato liquido. Il rivelatore (la Camera a Proiezione
di Tempo, TPC), cuore dell'esperimento, è in grado di dare un segnale
quando le particelle interagiscono al suo interno. Il rivelatore è
immerso in un criostato, in acciaio inossidabile a bassa radioattività,
contenente circa 3500 kg di xenon liquido. Ma non solo: per
garantire una schermatura
dalla radioattività
ambientale, e dai muoni cosmici che possono produrre un ulteriore fondo
all’interno del rivelatore, il criostato è immerso in circa 700 m3
d'acqua ultrapura, all'interno di un contenitore alto circa 10 m e di
uguale diametro attrezzato con 84 fotomoltiplicatori che servono per
rivelare il passaggio dei muoni cosmici.
La
tecnica
Secondo i modelli teorici più accreditati,
il vento di particelle prodotto dal movimento della Terra nell’alone di
materia oscura che avvolge la Via Lattea può occasionalmente colpire i
nuclei atomici di un materiale rivelatore, depositando una piccola
quantità di energia, che solo uno strumento di grande sensibilità
consente di osservare. In XENON1T le rare interazioni con le particelle
di materia oscura producono nello xenon liquido due segnali: un lampo di
luce primario e un segnale di carica che genera un secondo segnale di
luce ritardato. I segnali luminosi sono catturati da 248
fotomoltiplicatori. Dall’analisi dei segnali i fisici di XENON1T possono
poi misurare l'energia e la posizione dell'interazione, e la natura
della particella.
L’inizio della presa dati di XENON1T è previsto per la fine dell’anno e
ci sono tutte le premesse non solo per verificare altri modelli di
materia oscura, oltre a quello che prevede che sia costituita da WIMP (Weakly
Interacting Massive Particle), ma soprattutto per riuscire
finalmente a rivelarla.
La
raccolta dei dati durerà due anni, ma i fisici di XENON1T guardano già
oltre, ad un esperimento di circa 7 tonnellate di xenon che potrebbero
essere ospitate nello stesso criostato attualmente installato.
Il ruolo della sezione di
Bologna
Il gruppo di Bologna partecipa all'esperimento XENON1T fin dalla sua
ideazione e progettazione, nel 2009.
E' responsabile della realizzazione del "muon veto" all'interno
della water tank (di circa 10 m sia di diametro che di altezza),
strumento che permette di portare il fondo da neutroni cosmogenici a
livelli trascurabili.
Il muon veto è costituito da un sistema di 84 fotomoltiplicatori,
disposti sulle pareti interne, sul pavimento e all’interno del tetto
della water tank, i quali sono stati testati a Bologna e al LNGS
con il contributo di tecnici e ricercatori della sezione.
I servizi di Officina Meccanica e Progettazione hanno partecipato molto
attivamente e con grande spirito di collaborazione a tutte le fasi di
progettazione, test e installazione finale dello strumento.
Il gruppo è responsabile inoltre delle simulazioni Monte Carlo
dell'apparato, indispensabili per fare predizioni accurate dei vari
fondi, e stimare così le prestazioni e la sensibilità dell'esperimento.